La nostra ricostruzione

L’obiettivo del progetto Eva non è quello di costruire un ecovillaggio e basta. L’ecovillaggio è il primo passo per ricostruire il paese, dove il 50% delle case sono inagibili, e dove mai come ora incombe l’incubo del definitivo spopolamento. L’ecovillaggio è dunque un catalizzatore di energie. Ha consentito a tre famiglie di restare a vivere a poche centinaia di metri dal loro paese. Chi è rimasto a vivere in paese trova nei nuovi arrivati uno stimolo ad immaginare un futuro com’era e dov’era. Presto nell’ecovillaggio nascerà un bambino o bambina.

Grazie al progetto e al cantiere a Pescomaggiore sono transitate oltre 200 persone. Il nostro progetto ha reso famoso questo borgo. E anche questo ha contribuito non poco a invogliare anche i tanti oriundi pescolani ( che tornano d’estate e in non pochi casi hanno case inagibili a causa del sisma) a tornare in paese, e sopratutto a ad avere maggiori motivazioni a riparare le loro case.

Nel corso dell’estate abbiamo provveduto a curare il verde pubblico del paese, acquistando adeguata attrezzatura. Ripulendo le strade abbandonate dalle erbacce. Abbiamo riacceso più volte il forno e fatto le pizze e pane, abbiamo organizzato belle serate di musica e cinema in piazza. Si sono svolte riunioni con i residenti e oriundi per valutare strategie di rilancio economico basato sull’agricoltura,e sulla ricostruzione concertata, lungimirante ed intelligente del paese, al fine di mettere ad esempio a disposizione appartamenti di seconde case, disabitate prima del sisma per 10 mesi l’anno, alle persone che hanno desiderio di vivere a Pescomaggiore tutto l’anno, portando professioni, iniziative, vita.

Si è poi discusso su come recuperare la scuola, per poter realizzare un locale pubblico ( pensiamo ad una sorta di pro-loco o circoletto) che diventi luogo di incontro per il paese, con l’idea di collocare in un parte di essa attrezzature di trasformazione ( ad es: decorticatore e spietratore per farro, essiccatore, smielatore) a disposizione di tutti i produttori locali.

  • Far rinascere Pescomaggiore, ricostruire l’abitare

    Scrive l'amica Novella: '' Mi viene da pensare che le crepe, cosi’ come le rughe, siamo abituati a considerarle con un’accezione negativa, come tracce di decadimento, come fratture. Eppure in quei solchi c’e forse tutta l’energia, l’essenza della vita che ci puo’ dare la forza per ricostruire, per riaprire uno spazio e per ripensare un vuoto che ci coglie all’improvviso. Questo costa fatica: come ho appreso da poco “fatica” viene da fatis, crepa, fenditura. La soluzione forse sarebbe proprio in questa fatica del “fare spazio”, dell’aprire un varco dentro di se’, esorcizzando cosi’ la perdita e attraversandola con le proprie forze rinnovate, ricompattate dall’interazione con gli altri, dalla creazione di nuove dimensioni di vita, da nuove percezioni abitative, da nuove spazi''. E' quello che nel nostro piccolo stiamo provando a fare con il progetto EVA, a Pescomaggiore, dopo il terremoto del 6 aprile 2009.