Scambi di tempo e talenti

Un esempio informale di banca del tempo in cantiere

Giugno 2010 – Gli straordinari amici toscani sono venuti ad aiutare. Hanno conosciuto una terra e un post-terremoto che non conoscevano di persona. Abbiamo visitato macerie e altopiani. Anna ha suonato per loro musiche dei tratturi. Mario un ragazzo di Atri, ha offerto una cena di cucina poverissima, ovvero mangiare in 20 meglio che al ristorante spendendo in totale 15 euro.
Il signor Gregorio ha portato le sue arnie in disuso, e ha spiegato a Diego, falegname che gira il mondo in bicicletta, e si è fermato a Pesco una settimana, come ripararle, e anche il segreto del vento e dei pollini. Gregorio non sarà più solo a Pescomaggiore, nel suo desiderio di mettere su un’attività di apicoltura. La signora Rita, che vive nella casa di paglia ci ha spiegato come si fa il formaggio, ed è uscito pure bene, per essere la prima volta. Cecilia a sua volta ci ha portato spugne di luffa, un tipo di zucca che potremmo coltivare anche qui. E gli amici toscani, da architetti e ambientalisti ci hanno dato tante altre dritte per migliorare le tecniche di costruzione e impostare i circuiti di risparmio energetico. Luciano, muratore e artigiano di Ascoli, tutti speriamo futuro abitante di Pescomaggiore ha tenuto una lezione pratica di ”fratazzologia, calce e intonaco ritmico”. Come tutti i volontari, gli amici toscani potranno tornare quando vorranno a passare giorni di svago nel villaggio. E potranno contare sull’aiuto degli abitanti di Eva ogni volta che ne avranno bisogno.

  • Far rinascere Pescomaggiore, ricostruire l’abitare

    Scrive l'amica Novella: '' Mi viene da pensare che le crepe, cosi’ come le rughe, siamo abituati a considerarle con un’accezione negativa, come tracce di decadimento, come fratture. Eppure in quei solchi c’e forse tutta l’energia, l’essenza della vita che ci puo’ dare la forza per ricostruire, per riaprire uno spazio e per ripensare un vuoto che ci coglie all’improvviso. Questo costa fatica: come ho appreso da poco “fatica” viene da fatis, crepa, fenditura. La soluzione forse sarebbe proprio in questa fatica del “fare spazio”, dell’aprire un varco dentro di se’, esorcizzando cosi’ la perdita e attraversandola con le proprie forze rinnovate, ricompattate dall’interazione con gli altri, dalla creazione di nuove dimensioni di vita, da nuove percezioni abitative, da nuove spazi''. E' quello che nel nostro piccolo stiamo provando a fare con il progetto EVA, a Pescomaggiore, dopo il terremoto del 6 aprile 2009.